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10月6日 I miei primi vent'anni: bio e videoPiacere io sono Nessuno, un ragazzo di periferia che si racconta. Sono arrivato ai vent’anni anche grazie ad un bagaglio d’esperienze acquisito nel corso dei miei prime quattro lustri su questo mondo. E adesso, qualora abbiate la voglia e la pazienza di leggere, vi parlo un po’ di me.
Vengo alla luce in una tiepida sera dell’ottobre ’88, con familiari e parenti festanti che mi accolgono con quel calore che ogni bambino meriterebbe di ricevere nel momento in cui si affaccia alla vita. Sono figlio di un decennio che avrebbe visto nella caduta del muro di Berlino prima e nel Mondiale italiano (quello di “Notti Magiche” di Bennato&Nannini per intenderci) poi gli eventi principali, mentre il sottoscritto tra poppate svogliate e dormite innocenti si apprestava a pronunciare le sue prime parole. Si svolta in seguito verso gli anni novanta ed in piena tangentopoli inizio la trafila scolastica che mi avrebbe portato, nell’allora lontano 2007, al diploma. Come molti bambini dell’epoca passo le giornate tra micromachines e pongo, fantasticando un futuro felice con un lavoro importante e la sera, dopo la rituale preghiera rivolta a un Dio sulla cui esistenza avrei dubitato poco più di un decennio dopo, mi addormento sognando regali e dolcetti. Nel frattempo cresco anche grazie a quell’”Italia Uno” che tentava di convincerci che tutti saremmo diventati un giorno dei piccoli Oliver Hutton o, in alternativa, dei ladri gentiluomini come Lupin III, regalando così una speranza anche a quelli meno fortunati. Sono gli anni ruggenti della mafia (indimenticabili certi episodi della vita quotidiana, condizionata dalle stragi del ‘92) quando sempre “Italia Uno”, l’unico vero canale dedicato ai più giovani, lancia Beverly Hills 90210, facendo infiammare milioni di ragazzine per un tal Dylan, alias Luke Perry, che sarebbe diventato modello da seguire per molti ragazzi, mentre in contemporanea, o forse qualche anno prima, inizia a muovere i primi passi il nuovo fenomeno del rap italiano: Jovanotti e Articolo 31 tra i pionieri. Un po’ di tempo dopo tornano di moda, a distanza di vent’anni dalle ultime apparizioni di mostri sacri della musica quali Beatles e Rolling Stones, le boy band: Backstreet Boys all’estero e più tardi nel Belpaese i Lunapop di Cesare Cremonini guadagnano soldi a palate con canzonette piene di “ti amo, cuore, amore, mi manchi”. Anch’io cado nella loro trappola e come il sopracitato Cremonini mi dipingo i capelli di un lurido rosso. Ho all’incirca dieci anni e l’ingenuità di un marmocchio. Si arriva così alla vigilia del nuovo millennio, vista da alcuni come la fine del mondo e da altri come l’inizio di una straordinaria epoca, mentre il pericolo Millenium Bag fa accapponare la pelle di tutti. In realtà alla mezzanotte del 2000 non accade un cazzo, se non qualche ferimento per i soliti botti illegali. Io, in tutto questo, continuo a crescere, tra una scuola media che mi forgia caratterialmente e mi traumatizza allo stesso tempo (alla “Vittorio Veneto” dividevamo, soprattutto l’ultimo anno, le aule con i drogati: noi di giorno, loro di notte) e le esperienze al Teatro Massimo (sono stato nel coro delle voci bianche per quattro anni) che mi fanno entrare in contatto con grandi star di livello internazionale: Amy Stewart, Elisa, Josè Cura, Katia Ricciarelli e quell’idiota dell’ormai ex marito Pippo Baudo tra gli altri. Si arriva così al tempo del liceo, pieno zeppo di figli di papà di destra, talvolta anche estrema, e di gente ottusa che frequenta posti come “Il baretto”, ma anche di professori in gamba capaci di farti scoprire e apprezzare l’universo della conoscenza. Un nome su tutti: Mario Franchina. Nel frattempo, il 29 Maggio 2004, il Palermo torna in serie A, regalando un sorriso a una città mortificata da innumerevoli eventi di cui non voglio neppure parlare. A due anni di distanza da quell’emozione arriva il 2006, una delle annate più stra(ordi)n(ari)e della mia esistenza. Il 9 Luglio il rosanero Fabio Grosso fa esplodere una nazione intera per un Mondiale tanto inaspettato quanto meritato, il 6 Ottobre giunge uno di quei momenti che farai fatica a dimenticare persino da vecchio: il diciottesimo compleanno. La festa la ricordo ancora molto bene, in tanti mi dissero che spaccò e tutt’oggi credo che non avessero tutti i torti. Nel frattempo acquisisco la mentalità dello S.N.O.B. (chissà che mi aspettavo) e, guadagnandomi la stima di alcune Persone della mia classe divento Rappresentante della stessa, senza sapere che di lì a breve me ne sarei pentito. Arriviamo al 2007, il cui evento principale è stato il diploma: un 74/100 che non ho mai digerito, figlio di una cagna che probabilmente vedeva in me l’Anticristo (sto parlando dell’esterna di Latino e Greco). Ma la riscossa sarebbe arrivata di lì a poco, dopo un’estate straordinaria, la più bella della mia vita: circa cinquecento persone, tra cui il sottoscritto, si presentano per giocarsi i posti in Comunicazione all’Università di Palermo. Risultato: quinto. E suca a tutta una serie di bastardi! La magnifica stagione estiva, unita al soddisfacente risultato dei test, mi danno l’illusione di avere + STILE rispetto a tanti altri. Ma si trattava appunto di un illusione. L’8 Ottobre inizio il mio percorso all’università (corso in giornalismo per uffici stampa) e tra le tante persone con cui entro in contatto, lei: Claudia. Il 7 dicembre diventiamo a tutti gli effetti una cosa sola e fino a questo momento lo siamo ancora. Il 2008 non è stato, almeno sin qui, un anno straordinario per il sottoscritto, pieno di tante giornate “da psico” e di complessi repressi ora espressi così d’improvviso da lasciare perplessi. Ma ad ogni modo mi sono tolto tante soddisfazioni: all’uni va bene, con voti sudati ma alti. A livello professionale ho iniziato a muovere i primi passi e da qualche tempo faccio parte della redazione di un sito sportivo: insomma non va malaccio, ma posso e devo fare di più. So bene che la vita mi riserverà altre difficoltà e gratificazioni, ma ad ogni modo cercherò di lottare sempre e comunque per avverare i miei sogni, raggiungere i miei obiettivi, trovare e conoscere me stesso. Adoro il giornalismo fin da bambino e spero un giorno di realizzarmi, cercando, nel frattempo, di vivermi nel miglior modo possibile la vita: mi auguro di riuscirci. Devo riuscirci. Bisogna lottare? E così sia. Gianluca.
E adesso, se siete riusciti ad arrivare fino in fondo, godetevi questo filmato, realizzato dal sottoscritto. Buona visione.
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